Workshop “INNATURAL” – con ENZO TRUPPO – 12 aprile 2015

Workshop “INNATURAL”

Con ENZO TRUPPO

Innatural

Workshop a cura dell’artefice di B/W Soul Vision, Enzo Truppo, fotografo campano, apprezzato e stimato per la sua fotografia concettuale sempre carica di emozioni e ricca di messaggi, talvolta rivolti alle problematiche sociali.

Un workshop esclusivo suddiviso in parte teorica con:

-presentazione
-videoproiezioni
-lettura di portfolio
-suggerimenti sulla parte pratica
-confronto tra il fotografo e i partecipanti.

Parte Pratica:
In una suggestiva location, alle porte di Roma, tra rocce, alberi caduti e resti di una vecchia basilica abbandonata, lavoreremo a stretto contatto con la straordinaria interpretazione di due corpi nudi, due anime pure che
sprigioneranno, attraverso le loro delicate movenze, la forte ribellione a un mondo decisamente Innatural ed inquinato da tecnologie, pregiudizi ed intolleranze di ogni tipo.

A Chi è Rivolto?
A fotoamatori e non solo con una buona padronaza dell’espozizione fotografica.

Ottiche consigliate:
Medio Tele / Teleobiettivo

Numero massimo di partecipanti:20

Sessione di scatto: 2 h
Luce naturale – gioco di luce ed ombra e controluce

Sponsor:
Il collaborazione con ” Camera Service”, centro Assistenza Fotografia partener Canon, i partecipanti al Workshop avranno il privilegio di Pulizia Sensore e Check&Clean gratuita.

Gli esterni, in occasione di questo evento esclusivo, potranno approfittare del servizio “Pulizia Sensore e Check&Clean” a soli € 25,00 prenotandosi a:

CameraService Italia S.r.l.
Sede Legale ed Amministrativa
Isola G8 12° Piano Centro Direzionale Napoli(NA) 80143
Phone :081 7877196
Web Site: http://www.cameraserviceitalia.com/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/CameraServiceItalia

Partner:
Domiad Photo Network and Canon Club Italia.
il più grande Network Nazionale dedicato ai più noti brand di attrezzature fotografiche per fotografi professionisti e fotoamatori.
Registrandoti all’indirizzo sottostante, con un unico account (email e password), potrai accedere a tutti i forum che ne fanno parte e condividere la tua passione.
http://www.domiad.it/forum/converge/
Pagina facebook:
https://www.facebook.com/Fotografia.Fotografi

Orario:
dalle 10,00 alle 18,00

Tutti i dettagli nel programma pubblicato nella Home.

Per info e prenotazioni
ShootingFactory SalaPosa
Via degli Olmetti, 18 Edificio B9
00060 Formello (RM)
Phone: 333.75.38.721 Arianna Bonafede
E-Mail shootingfactorysalaposa@gmail.com
Brunch: dalle 12.30 alle 13,30

 

 

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“Terra di risaie” – di Graziano Perotti – in mostra dal 14/02/2015 al 29/03/2015 a Vigevano

Terra di risaie

Mostra fotografica di Graziano Perotti

Graziano Perotti

 

Il 2015 è un anno carico di avvenimenti, un anno che si può ripetere circa ogni 100 anni in una nazione, è l’anno in cui Milano ospiterà l’EXPO, evento dal titolo “Nutrire il pianeta – energia per la vita”. Mille inziative, eventi, convegni ma soprattutto anche grandissima fotografia.

Desidero condividere con tutti Voi le informazioni per poter visitare una delle mostre più importanti collegate all’EXPO.

Graziano Perotti esporrà una personale, sulle risaie della Lomellina, in quel di Vigevano, mostra patrocinata direttamente dagli organizzatori dell’EXPO e dalla Città di Vigevano e che farà da apertura a una serie di personali dei grandi maestri della fotografia.

Il Fotografo pavese, schivo alle luci della ribalta, che predilige il fare rispetto al dire di aver fatto, affronta con 35 capolavori il tema del riso nella terra della Lomellina dove da secoli si mantiene e perpetua la tradizione di tale coltivazione. Il riso quale elemento di nutrizione universale presente in tutte le culture, elemento che unisce, elemento che richiede sacrificio, dedizione e amore per essere coltivato.

Perotti, grazie alla sue opere, riesce a trasmettere tutto ciò, riesce a trasmettere in modo elegante ed intenso una miriade di emozioni, sorprese e chiavi di lettura come solo i grandi riescono a fare.

35 capolavori che confluiranno in due pubblicazioni, purtroppo e ripeto purtroppo, non in commercio, talmente di alta qualità da meritarsi la presentazione di Roberto Mutti e in conclusione una poesia scritta dal Maestro Giovanni Gastel.

Che dire di più, se non che questa mostra è una di quelle IMPERDIBILI.

 by Andrea Rossato

La semina del riso - © Graziano Perotti

La semina del riso – © Graziano Perotti

Informazioni

La mostra Terra di risaie  viene ospitata in uno spazio esclusivo del Castello Sforzesco di Vigevano: la Strada Sotterranea. Si tratta di un percorso in discesa che, in 167 m conduce dal maschio del cancello fin fuori le sue mura, nei pressi del luogo in cui un tempo sorgeva la Rocca Vecchia. Un’opera di ingegneria militare straordinaria che oggi vede il succedersi di importanti eventi culturali.

La mostra Terra di Risaie è visitabile dal 14 febbraio al 29 marzo2015 dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 17.30, il sabato e i festivi dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30. L’ingresso è gratuito. Per informazioni si può telefonare all’Ufficio IAT di Vigevano 0381690269 o all’ Infopoint del Castello 0381691636.

Lectio Magistralis di fotografia e dintorni – Francesco Cito “Una vita in foto” – 4 Dicembre 2014 alla Triennale di Milano

GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2014, ORE 19.00
ALLA TRIENNALE DI MILANO
LECTIO MAGISTRALIS DI FOTOGRAFIA E DINTORNI

Protagonista del quarto incontro sarà
FRANCESCO CITO
che dialogherà con
FERDINANDO SCIANNA e CARLO VERDELLI

Il Locandina Lectio Magistralisciclo di conversazioni è organizzato dall’AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni

Giovedì 4 dicembre, alle ore 19.00, alla Triennale di Milano si terrà il quarto appuntamento delle Lectio Magistralis di fotografia e dintorni, promosse da AFIP International e CNA Professioni, giunte al suo quarto ciclo.

Protagonista della serata sarà Francesco Cito, uno dei più importanti e celebrati reporter al mondo.
Nel corso dell’incontro, Cito dialogherà della sua vita come fotoreporter negli scenari bellici degli ultimi trent’anni, con un maestro italiano della fotografia contemporanea quale Ferdinando Scianna e con Carlo Verdelli, giornalista e già direttore della Gazzetta dello Sport e di Sette, magazine del Corriere della Sera.

Le Lectio magistralis verranno trasmesse in diretta streaming all’indirizzo http://www.afipinternational.com.

Note biografiche
Francesco Cito, è nato a Napoli il 5 maggio 1949, vive a Milano. Dopo aver frequentato le scuole superiori, abbandona gli studi e gira l’Europa. Nel 1972 si ferma a Londra per dedicarsi alla fotografia, da sempre il suo obbiettivo, quando ancora bambino, sfogliava il settimanale Epoca, immaginando un giorno di emulare Walter Bonatti. Nella capitale Britannica, vorrebbe frequentare i corsi di fotografia al Royal Art College, purtroppo troppo costosi per le sue possibilità, e per sopravvivere nella Londra dei favolosi anni 70, si adatta ai più svariati mestieri, dal lavapiatti in un ristorante in King’s Rd, al facchino dei Grandi Magazzini Harrod’s, e poi al Ronnie Scott’s, tempio del jazz. Dopo un anno di esperienza in cui lavora per un settimanale di musica pop-rock, nel 1975 diventa fotografo freelance ed inizia a collaborare con il Sunday Times Magazine, e realizza un reportage sul “Contrabbando di sigarette”, il quale successivamente gli dedica la prima copertina per il reportage “La mattanza”. In seguito collabora anche con L’Observer Magazine. Nel 1980, a seguito dell’ invasione Sovietica, è uno dei primi photo-reporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato, percorrendo a piedi oltre 1200 Km nei tre mesi al seguito dei “mujaheddin” che combattono contro l’Armata Rossa. Tra la fine del 1982 e inizio 83, realizza a Napoli un reportage sulla camorra. Verrà pubblicato dalle maggiori testate italiane e straniere, tra cui Epoca, Stern, Life, Paris Match. Nel 1983, è inviato sul fronte Libanese dal settimanale Epoca. Segue il conflitto in atto nel PLO (Palestinien Liberation Organization) tra i pro siriani del leader Abu Mussa e Yasser Arafat e suoi sostenitori. E’ l’unico photoreporter a documentare la caduta di Beddawi Refugee Camp, ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà gli eventi libanesi fino al 1989. Nel 1984, inizia il suo lavoro sulla Palestina e sulle condizioni del popolo palestinese all’interno dei territori occupati della West Bank (Cisgiordania) e Gaza Strip. Resta ferito tre volte durante la prima “Intifada” e nel 1994 mentre realizza un reportage sui Settlers oltranzisti Israeliani per il settimanale tedesco Stern. Segue tutto il processo in atto della controversa situazione Israele – Palestina, e nell’aprile 2002, è tra i pochi a documentare l’assedio di Jenin sotto coprifuoco e chiuso alla stampa, durante l’assedio israeliano, come anche a Bethlehem. Nel 1989, è inviato dal Venerdì di Repubblica di nuovo in Afghanistan e, ancora clandestinamente, per raccontare la ritirata sovietica e la possibile presa di Kabul da parte della resistenza, la quale avverrà solo nel 94. Tornerà in zona di nuovo nel 1998 inviato da Panorama Mag. Nel 1990 per il Venerdì di Repubblica è tra i primi photoreporter a seguito dei Marines Americani in Saudi Arabia, dopo l’ invasione irachena del Kuwait. Seguirà il conflitto Guerra del Golfo fino alla liberazione del Kuwait il 27 marzo 1991. A più riprese, segue i conflitti balcanici, Bosnia, Kossovo, Macedonia, Albania. In Italia segue i fatti di mafia e di camorra, ma anche il palio di Siena e aspetti sociali vari. Negli ultimi tempi, l’obiettivo è puntato sulla Sardegna fuori dagli itinerari turistici.
Nel 1995 il World Press Photo gli conferisce il terzo premio Daily Life per il “Neapolitan Wedding”
Nel 1996 il World Press Photo gli conferisce il primo premio per il Palio di Siena.
Nel 1997 l’ Ist.Abbruzzese per la storia d’Italia contemporanea, gli conferisce il premio “Città di Atri” per l’ impegno del suo lavoro sulla Palestina.
Nel 2001 Mezione d’ Onore Leica Oskar Barnak Award per il reportage “Sardegna”
Nel 2004 riceve il premio Città di Trieste per il Reportage. I° edizione
Nel 2005, riceve il premio: La fibula d’oro, a Castelnuovo Garfagnana (LU)
Nel 2005 Premio Werner Bischof ” Il flauto d’argento” ad Avellino
Nel 2006 La FIAF lo insigne del titolo “Maestro della fotografia italiana.
Nel 2006 vince il premio Bariphotocamera
Nel 2009 riceve il premio Antonio Russo per la fotografia di guerra
Nel 2009 Riceve il premio San Pietroburgo (Russia)

Ferdinando Scianna
Si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Palermo, dove seguirà diversi corsi senza tuttavia portare a termine gli studi. Nel 1963 Leonardo Sciascia visita quasi per caso la sua prima mostra fotografica, che ha per tema le feste popolari, presso il circolo culturale di Bagheria. Quando s’incontrano di persona, nasce immediatamente un’amicizia che sarà fondamentale per la carriera di Scianna.
Sciascia partecipa infatti con prefazione e testi alla stesura del suo primo libro, Feste religiose in Sicilia, che gli fa vincere il premio Nadar nel 1966. Si trasferisce a Milano nel 1967 ed entro un anno inizia a collaborare come fotoreporter e inviato speciale con l’Europeo, diventandone in seguito il corrispondente da Parigi.
Nel 1977 pubblica in Francia Les Siciliens (Denoel), con testi di Domenique Fernandez e Leonardo Sciascia, e in Italia La villa dei mostri (introduzione di Leonardo Sciascia).
A Parigi scrive per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine littéraire e soprattutto conosce Henri Cartier-Bresson, le cui opere lo avevano influenzato fin dalla gioventù. Il grande fotografo lo introdurrà nel 1982 come primo italiano nella prestigiosa agenzia Magnum, di cui diventerà socio a tutti gli effetti nel 1989. Nel 1984 collabora con Bresson e André Pieyre de Mandiargues per Henri Cartier-Bresson: portraits (Collins).
Nel frattempo stringe amicizia e collabora con vari scrittori di successo, tra i quali Manuel Vázquez Montalbán (che qualche anno più tardi scrive l’introduzione di Le forme del caos, 1989).) Negli anni ottanta lavora anche nell’alta moda e in pubblicità, affermandosi come uno dei fotografi più richiesti. Fornisce un contributo essenziale al successo delle campagne di Dolce e Gabbana della seconda metà degli anni Ottanta.
Nel 1995 ritorna ad affrontare i temi religiosi, pubblicando Viaggio a Lourdes, e nel 1999 vengono pubblicati i ritratti del famoso scrittore argentino Jorge Luis Borges. Il 2003 vede l’uscita del libro Quelli di Bagheria (facente parte di un progetto più ampio che include un documentario e varie mostre), ricostruzione dell’ambientazione e delle atmosfere della sua giovinezza attraverso una ricerca nella memoria individuale e collettiva. Nel dicembre 2006 viene presentato il calendario 2007 del Parco dei Nebrodi, con dodici scatti dell’attrice messinese Maria Grazia Cucinotta. Con il concittadino Giuseppe Tornatore, in occasione del suo nuovo film Baarìa, pubblica nel 2009 il libro fotografico Baaria Bagheria.

Carlo Verdelli
Inizia la carriera giornalistica come collaboratore alle pagine milanesi di Repubblica, coordinate da Gian Piero Dell’Acqua. Nel 1979 è assunto alla Arnoldo Mondadori Editore a Duepiù. Passa poi a Panorama Mese dove viene valorizzato dal direttore Claudio Sabelli Fioretti. Nel 1986 si accasa a Epoca, settimanale di punta della Mondadori, dove entra da redattore e esce da vicedirettore. Nel 1994 Paolo Mieli lo assume come nuovo direttore del magazine del Corriere della Sera, Sette, per poi passarlo a vicedirettore del quotidiano, dove rimane sette anni, prima con lo stesso Mieli, poi con Ferruccio de Bortoli. Si dimette quando Rcs nomina direttore Stefano Folli.
Lascia la Rcs nel 2004 per rilanciare il settimanale Vanity Fair della Condé Nast, che dirige per due anni durante i quali vince il Premiolino.
Dal 24 gennaio 2006 è direttore della Gazzetta dello Sport, giornale dove resta 4 anni e stabilisce il record italiano di vendite di un quotidiano (2 milioni di copie) con il titolo “Tutto vero” dedicato alla vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006 in Germania. Lascia a febbraio 2010 per tornare in Condé Nast come vice presidente esecutivo del gruppo editoriale americano.
Il 25 luglio 2012 vengono annunciate le dimissioni da Condé Nast. Continuerà a collaborare con la casa editrice come consulente e resterà comunque membro del consiglio di amministrazione e dell’Editorial advisory board.
Dal gennaio 2013 collabora con La Repubblica di Ezio Mauro. Nel febbraio 2014 pubblica per Garzanti il suo primo libro, “I sogni belli non si ricordano”, dedicato ai bambini e “alla parte perduta o dimenticata di ciascuno di noi”. A settembre 2014 vince il premio giornalistico “Camillo Sbarbaro” di Spotorno, assegnato da una giuria presieduta da Gianni Riotta.

Milano, novembre 2014

Lectio Magistralis di Fotografia e dintorni
Triennale di Milano (viale Alemagna 6)
Dal 6 novembre al 18 dicembre 2014
Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

L’incontro verrà anche trasmesso in diretta streaming sul sito http://www.afipinternational.com

AFIP INTERNATIONAL – ASSOCIAZIONE FOTOGRAFI ITALIANI PROFESSIONISTI
Per informazioni: afip@afip.it
Sito internet: http://www.afip.it

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche
Marta Paini, tel. 02 36 755 700
marta.paini@clponline.it;
http://www.clponline.it

 

Workshop “Fiera di Santa Caterina dal 1380 ad oggi – In Fiera con un Fotoreporter” – Con Graziano Perotti – 22 e 23 Novembre a Udine

Workshop Fotografico

“Fiera di Santa Caterina dal 1380 ad oggi”

Tenuto da Graziano Perotti

Graziano Perotti

Cosa è un reportage? Come penso e progetto il lavoro? Come faccio a capire come si scelgono le foto? Come completo il mio lavoro? A queste e ad altre domande risponderemo durante questo workshop grazie alla condivisione dell’enorme esperienza di Graziano Perotti. Il workshop si prefigge lo scopo di sviluppare la visione fotografica dei partecipanti attraverso un approccio pratico e teorico della fotografia ed un confronto critico sulle immagini realizzate, utilizzando l’evento storico della Fiera di Santa Caterina di Udine, verrà articolato in momenti di uscita e momenti di aula.  Ci teniamo a precisare che non si spiegheranno “regole” espositive e/o compositive.

Ma chi è Graziano Perotti

Nato a Pavia nel 1954, dove tuttora risiede, ha iniziato a fotografare da giovanissimo dedicandosi al reportage sociale e alla fotografia di viaggio. Passato al professionismo, ha intensificato la sua attività di inviato realizzando servizi in Asia (India, Cina, Indonesia, Giava, Bali, Sumatra, Malesia), Africa (Marocco, Egitto, Kenya, Tanzania), Sud e Centro America (Cuba, Guatemala, Honduras, Ecuador, Messico, Brasile), oltre che in Italia ed Europa. I reportage, spesso accompagnati dai suoi testi, sono stati pubblicati su importanti testate tra cui: Meridiani, Elle, In Viaggio, Gente Viaggi, Panorama Travel, Traveller, Geo France, Geodes, Cosmopolitan, Detail, Rewiew, Bild Zeit, Med International, Epoca, Panorama, Vie del mondo, Qui Touring, Arrivederci (rivista dell’Alitalia), Amica, , Sette, Focus, il Venerdì di Repubblica, Lo Specchio della Stampa e molti altri. Ha esposto le proprie immagini in numerose mostre personali e collettive in gallerie private e spazi espositivi pubblici, sue opere sono state acquisite da collezionisti di tutto il mondo e da prestigiosi musei, collabora con artisti di varie discipline, e molto altro….

 “Il reportage è per il fotografo pavese insieme un importante impegno premiato da numerosissimi servizi pubblicati in Italia e non, e una grande passione condivisa con coloro che ne hanno seguito il lavoro come il fotografo e suo amico Francesco Cito. Graziano Perotti è uno di quegli autori che sanno emergere grazie a una dote quasi istintiva che gli consente di osservare il mondo (l’amata India ma anche Yemen, Europa, America Latina, Estremo Oriente, tutti paesi visitati come inviato) trasformandolo in immagini di grande intensità, sia quando usa le spettacolari potenzialità del colore di cui è diventato maestro (basti pensare alla sua capacità di entrare nel fascino delle ombre) sia quando si dedica al classico bianconero. Gli attenti cromatismi, la cura compositiva e il ritmo narrativo si inseriscono in un più ampio contesto caratterizzato dalla profonda conoscenza della realtà che fotografa. Queste sue immagini conservano sempre la delicatezza e la forza espressiva tipiche del reportage di alta classe.” Dice di Lui Roberto Mutti

“Non una delle sue foto, non merita riconoscimento, un riconoscimento mai concesso. Ogni foto di Graziano meriterebbe un World Press.  Dice di Lui Francesco Cito vincitore di ben due World Press Photo .

 Per qualsiasi informazione aggiuntiva o iscrizione rivolgetevi pure a:

Rossato Andrea

Cell:348/8982055

rossato.privacy@gmail.com

“Attimi quotidiani” – di Cesare Salvadeo – in mostra dal 26/07/2014 al 31/08/2014 a Deiva Marina

Attimi quotidiani

Mostra fotografica di Cesare Salvadeo 

Cesare Salvadeo

Queste immagini non vogliono dimostrare nulla se non che, a sapersi guardare d’attorno, si possono cogliere frammenti di vita unici e irripetibili anche nella quotidianità, a patto di saper sorridere o commuoversi, magari con l’occhio alla macchina fotografica. Tutto qui.

 Cesare Salvadeo

Scrivono di lui:

Cesare Salvadeo: L’occhio fotografico.

 Le fotografie di Salvadeo non vogliono essere altro che fotografie, come si usava una volta, cioè dei frammenti di quello che si può chiamare “occhio fotografico”, la capacità non solo di immortalare l’attimo fuggente, ma anche gli aspetti curiosi della realtà. Il fotografo si sofferma su fatti e persone dove altri sono passati senza  aver visto nulla. Dettagli, nomi, momenti patetici, ridicoli, interessanti, attimi da ricordare e che esistono, o finiscono per esistere, soltanto dentro la realtà fotografica. Cesare Salvadeo è un vero reporter della vita quotidiana, uno che non ha bisogno di grandi viaggi per trovare scatti da consegnare alla memoria collettiva.  Per questo le sue foto in bianco e nero, rigoroso ed essenziale, sono “belle” perché realmente alla portata di tutti. Avremmo potuto farle anche noi, se solo avessimo la capacità del fotografo di osservare la realtà nei suoi aspetti più paradossali, dagli angoli inusuali, in cui l’intelligenza e la casualità si danno la mano per far nascere qualcosa di unico. Cesare Salvadeo trova accostamenti particolari anche quando va in giro cercando un punto di vista che faccia nascere una nuova fotografia. L’uomo c‘è sempre, ma  collocato in un contesto sociale o in un paesaggio, spesso urbano. Vi è un notevole equilibrio tra le varie componenti della fotografia, l’ironia è una nota di costume non è mai l’oggetto e il significato dell’immagine. Salvadeo va alla ricerca della foto originale non cerca composizioni sofisticate, vuole fare fotografie e basta, non cerca di fare l’artista, ma predilige quella “fotografia fotografica” di cui si perdono le tracce nell’era del digitale e della post produzione.

 Valerio Dehò

 ….Insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie

alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val

la pena di guardare e di ciò che abbiamo il diritto

di osservare. Sono una grammatica e ancor più importante,

un’etica della visione…

[Susan Sontang]

 Non so se per Cesare Salvadeo l’azione del fotografare e, più esattamente, le fotografie, siano un’ossessione, un’abitudine o un’esigenza mentale. Guardando le sue immagini si pensa ad un lucido e preciso atto di conoscenza, di consapevole persuasione ed, insieme, si pensa ad un incontro intuitivo, ad una felice casualità che sembra escludere la premeditazione. Non c’è contraddizione perché “ la visione (il vedere) è, infatti, molto più di un senso, è un’intelligenza “ e, come tale, implica specifici atti selettivi.

Per lui, fotografo della sensibilità urbana, quello che conta è fissare frammenti di vita, senza nessun intento di saccheggiare la realtà, tutt’al più di consacrarla, complici il prestigio della sua arte e quel tanto di magia e di forza che affiora da attimi fermati. Il normale fluire del tempo li avrebbe sostituiti e consumati immediatamente.

Se ne va per la città come uno strano turista metafisico ad arricchire la sua collezione di immagini. Per fortuna la macchina fotografica è leggera e poco appariscente, è adatta a soddisfare il suo bisogno di andare incontro all’imprevisto, seguire un fortunato intuito, alla ricerca della sorpresa, ma anche dell’ambiguità sconcertante. Agire in velocità, fermare ciò che passa come un lampo. Il sorriso che affiora è il suo filo conduttore, è la sua traccia. Far nascere un sorriso, provocarlo, è un’impresa molto difficile, rara nel dosaggio, pericolosa per la retorica, diversa nelle sue valenze, ha a che fare con la nostalgia, la tenerezza, l’ironia, la malinconia, il contrasto……Ma il suo modo di comunicare è in equilibrio stabile. Si è proiettato in quello che ha visto, si è identificato per conoscerlo meglio e per “sentirlo”. Ha dimostrato, infine, come possono essere godibili e “guardabili” le situazioni quando sono fotografate. Si tratta di un vero e proprio riciclaggio della realtà, una speciale diluizione omeopatica in cui si memorizza, costante, il senso del buono e del bello: ogni situazione, sotto forma di immagine, è ordinata, leggera, essenziale. La dominante delle sue opere è quella che si può chiamare “qualità della presenza” perché ogni scena è fissata per quanto di più significante possiede. In ogni scena, inoltre, ci sono segni del mondo contemplato con occhi nuovi che per mimesi indotta, sono capaci di risvegliare in chi guarda desiderio di riflessione, di attesa, di sospensione del tempo. Una forma speciale di surrealtà.

Sarebbe importante spiegare come queste fotografie che recano l’impronta di una personale ricerca estetica, diventino, ulteriormente, motivo di riflessione antropologica. Chi guarda, complice la bellezza formale e l’adesione all’evento rappresentato, dimentica di trovarsi di fronte ad un’immagine effimera rubata dagli occhi, è obbligato a pensare.

Si visualizzano forme diversamente segnate: allegria,solitudine, ironia, sociologie distratte, contrasti, tenerezze metropolitane….

Fotografie d’affezione che permettono di entrare nel mondo dei sentimenti e dei sensi, cogliere affinità, svegliare il bisogno di partecipare. Ripensano lo spazio della quotidianità, punteggiano la città di occasioni di sorpresa.

Cesare Salvadeo opera con equilibrio magistrale tra molte forme linguistiche, le più importanti sono la poesia, l’ironia e la logica. L’armonia che connota le sue immagini è dedotta dalla fusione di sensibilità e metodo scientifico. La scelta formale è il risultato di un’approfondita conoscenza dei codici figurativi e delle leggi della percezione visiva.

Aderisce all’evento in modo essenziale, stabilendo un’interrelazione tra i vari elementi in scena , di cui coglie i tratti comuni, significanti.

La peculiarità più evidente del suo comportamento stilistico è la trasparenza.

Altre modalità formali, consuete, si ritrovano negli equilibri architettonici, in un raffinato geometrismo, nella relazione scenografica tra gli oggetti e la loro ombra che, qualche volta, diviene la vera protagonista dell’opera.

La“scienza” della macchina fotografica si stempera in un atteggiamento intellettuale dove convivono cultura, allusività, fantasia, una curiosità creativa che riesce a far riflettere sull’apparente banalità delle situazioni fortuite.

Materiale prezioso per l’immaginazione. Eppure sembravano momenti di casualità!

 Giovanna Riu

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“Fuoco D’Arte – Fonderie artistiche a Pietrasanta” – Nuovo Libro di Giovanni Nardini

Giovanni Nardini. “Fuoco D’Arte – Fonderie artistiche a Pietrasanta”.

Edizioni Monte Altissimo. Pietrasanta. Euro 25

Giovanni Nardini
Il volume ci porta attraverso 94 immagini, rigorosamente in bianco e nero, nel suggestivo mondo delle botteghe dei fonditori. In questi luoghi dove antiche tecniche si uniscono a nuove, Nardini si sofferma sui gesti, penetra nell’oscurità e riesce non solo a documentare, ma anche a cogliere con toni lirici l’anima di questo lavoro, e la nascita quasi mitica della statua. Il libro è un viaggio affascinante tra forni, fiumi incandescenti, mummie di refrattario, tra patinature che sembrano carezze sulle statue, tra un lavoro che, ancora fondato sulla vecchia tecnica della fusione a cera persa, presenta una grande vitalità. Le fonderie di Pietrasanta, infatti, frequentate dai più importanti scultori italiani e stranieri, svolgono un’ attività di grande prestigio che contribuisce a rendere famosa la cittadina versiliese nel mondo.

 

“Gli ultimi calafati di Viareggio” – di Giovanni Nardini – in mostra dal 26/06/2014 al 10/07/2014 a Viareggio

Raffaele Nardini (2)

Giovedi 26 giugno alle ore 18.30 nella sala Viani del Centro Congressi Principe di Piemonte e con il patrocinio del Comune di Viareggio, verrà inaugurata la mostra del fotografo viareggino Giovanni Nardini con l’omaggioRaffaele Nardini (1) che egli ha tributato a “Gli ultimi calafati di Viareggio”. Con la sua macchina fotografica ha immortalato momenti unici di un lavoro ormai in via di estinzione: una trentina le foto che saranno esposte fino al 10 luglio e visitabili tutti i giorni con orario 16.30 – 24.00. Scatti che ritraggono gli ultimi protagonisti di un mestiere, se non di un’arte, che sta per essere dimenticato e archiviato sotto la voce “ricordo”.

Prima che ciò succeda Giovanni Nardini ha bloccato sulla carta immagini – rigorosamente in bianco e nero, secondo il suo stile – dal sapore antico, fissando con il suo obiettivo vecchi arnesi ormai in disuso, come il maglio, la marmotta, il raschino, o immortalando gesti e rituali ormai inconsueti, come lo sfregare la stoppa sulle ginocchia.

Un mondo che sembra davvero appartenere ad epoche passate ma che vive ancor oggi in un angolo della Darsena. E’ lì al cantiere Del Carlo (fondato nel 1963 da Francesco Del Carlo), in un capannone verde dove si costruiscono prestigiose barche in legno e ristrutturano pescherecci, che Nardini ha incontrato casualmente i protagonisti del suo libro e ora della sua mostra: “ Era molto tempo – spiega il fotografo viareggino nel suo intervento che accompagna il libro – che volevo dedicare un lavoro a Viareggio, raccontare qualcosa della mia città, che fosse legato alla sua tradizione e memoria marinaresca”. Nardini lo aveva già fatto in passato rispetto ad altre realtà per raccontare il mondo contadino di alcuni paesi della Lucchesia e della Garfagnana, i laboratori del marmo, le fonderie artistiche di Pietrasanta, e (sempre per Pezzini editore)  le stanze vuote di quello che era stato l’ospedale psichiatrico di Maggiano del grande Mario Tobino. Sempre sulle orme di una realtà destinata a scomparire e diventare pura memoria.

Angela Rosi