Street Photographers di Diego Bardone

“Street Photographers”

a cura di Diego Bardone

Diego Bardone

Diego Bardone

Nell’altro articolo abbiamo “ciarlato” un po’ del perché il fotografare in strada è fondamentalmente bello e stimolante, in queste poche righe forse vale la pena dare qualche cenno storico (per quelle che in fondo sono le mie limitate conoscenze).  Eugene Atget, anche se non è stato il primo (ma di sicuro il più “famoso”), viene riconosciuto come padre della fotografia di strada. Da lui in poi Parigi diventerà fulcro di questo genere per quel che riguarda il lato Europeo, basti pensare ai vari HCB (Henri Cartier-Bresson), Doisneau, Izis e Boubat. Personalmente la folgorazione sulla fatidica via di Damasco l’ho avuta assistendo ad una mostra, in quel di Cinisello Balsamo, che racchiudeva in se l’opera di HCB (l’India), Doisneau e Boubat., per cui è facile comprendere come il mio gusto personale sia del tutto influenzato dai succitati. HCB non ha bisogno di presentazioni, così come il buon Doisneau (di cui ho sempre adorato la vena ironica e quel suo “mischiarsi” tra la gente comune andando per le strade sì ma frequentando anche ogni genere di locale) mentre Izis e Boubat sono meno conosciuti ai più. Di loro, veri poeti dello stare in strada, amo quella visione assolutamente romantica e a volte malinconica che immancabilmente hanno “trasmesso” nei loro lavori. Ovviamente è assolutamente questione di gusti, un po’ come quando si dibatteva se fosse meglio il rock americano o quello anglosassone, in fondo di autori di assoluto pregio che hanno fatto la storia della fotografia di strada e non solo (come ho già detto le gabbie sono un limite e la distinzione andrebbe sempre fatta su ciò che è “buona” fotografia e ciò che non lo è) ce ne sono davvero molti. Robert Frank sulla sponda Americana ha mostrato un mondo totalmente diverso dai “romanticoni” di cui sopra, ha dipinto la società Americana per quel che era, lasciando poco o nulla all’immaginazione, ha forse per primo mostrato le strade e le persone che le abitano per quel che sono. Immagini forti, di gran impatto, piene di dettagli e personaggi inseriti con un gusto compositivo fuori dal comune, così come ha fatto Garry Winongrand,

William Klein

William Klein

lui, Frank e Klein (ci sarà una sua retrospettiva a Milano a partire dal Dicembre 2015 ed è un evento assolutamente imperdibile) rappresentano il Tris d’assi Americano in risposta al poker Francese (il tutto badate bene è “limitato” perché non includere Ronis da una parte e Meyerowitz dall’altra per esempio è un “delitto”)…e allora per par condicio va incluso di diritto Elliot Erwitt anche se come stile, modi e approccio è di sicuro più “vicino” ai colleghi Francesi (ed infatti è nato a Parigi anche se poi viene considerato un “americano” verace).

Il consiglio, ma è lapalissiano, è quello di “studiare” quelli che sono stati (e sono ancora) i grandi maestri del passato: si impara di sicuro qualcosa e si “ciba” l’anima…

Per concludere mi preme dire una cosa, spesso si crede che una street photography venga fatta da chi fotografa ma in realtà non è così, ogni fotografia fatta in strada si “riceve” (concetto estrapolato da un bellissimo articolo che ho letto tempo fa), nel senso che è praticamente impossibile pianificare quello che sarà, la bravura di chi sta dietro ad un mirino è dettata dal suo talento, dalla sua abilità di riuscire in qualche modo a “prevedere”, dalla sua esperienza e dalla sua predisposizione d’animo. Si scatta “cercando l’attimo decisivo” (e questo dal mio punto di vista attiene solo al talento) ma il resto davvero è legato al destino e alla fortuna e non è un caso che il buon HCB fosse solito dire che per fare una buona fotografia ci vuole una gran dose di fortuna (il che ovviamente non vuol dire “sparare ad minchiam” su qualsiasi cosa si muove).

Alla prossima, sempre che abbia ancora qualcosa da dire… 🙂

by Diego Bardone