“Attimi quotidiani” – di Cesare Salvadeo – in mostra dal 26/07/2014 al 31/08/2014 a Deiva Marina

Attimi quotidiani

Mostra fotografica di Cesare Salvadeo 

Cesare Salvadeo

Queste immagini non vogliono dimostrare nulla se non che, a sapersi guardare d’attorno, si possono cogliere frammenti di vita unici e irripetibili anche nella quotidianità, a patto di saper sorridere o commuoversi, magari con l’occhio alla macchina fotografica. Tutto qui.

 Cesare Salvadeo

Scrivono di lui:

Cesare Salvadeo: L’occhio fotografico.

 Le fotografie di Salvadeo non vogliono essere altro che fotografie, come si usava una volta, cioè dei frammenti di quello che si può chiamare “occhio fotografico”, la capacità non solo di immortalare l’attimo fuggente, ma anche gli aspetti curiosi della realtà. Il fotografo si sofferma su fatti e persone dove altri sono passati senza  aver visto nulla. Dettagli, nomi, momenti patetici, ridicoli, interessanti, attimi da ricordare e che esistono, o finiscono per esistere, soltanto dentro la realtà fotografica. Cesare Salvadeo è un vero reporter della vita quotidiana, uno che non ha bisogno di grandi viaggi per trovare scatti da consegnare alla memoria collettiva.  Per questo le sue foto in bianco e nero, rigoroso ed essenziale, sono “belle” perché realmente alla portata di tutti. Avremmo potuto farle anche noi, se solo avessimo la capacità del fotografo di osservare la realtà nei suoi aspetti più paradossali, dagli angoli inusuali, in cui l’intelligenza e la casualità si danno la mano per far nascere qualcosa di unico. Cesare Salvadeo trova accostamenti particolari anche quando va in giro cercando un punto di vista che faccia nascere una nuova fotografia. L’uomo c‘è sempre, ma  collocato in un contesto sociale o in un paesaggio, spesso urbano. Vi è un notevole equilibrio tra le varie componenti della fotografia, l’ironia è una nota di costume non è mai l’oggetto e il significato dell’immagine. Salvadeo va alla ricerca della foto originale non cerca composizioni sofisticate, vuole fare fotografie e basta, non cerca di fare l’artista, ma predilige quella “fotografia fotografica” di cui si perdono le tracce nell’era del digitale e della post produzione.

 Valerio Dehò

 ….Insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie

alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val

la pena di guardare e di ciò che abbiamo il diritto

di osservare. Sono una grammatica e ancor più importante,

un’etica della visione…

[Susan Sontang]

 Non so se per Cesare Salvadeo l’azione del fotografare e, più esattamente, le fotografie, siano un’ossessione, un’abitudine o un’esigenza mentale. Guardando le sue immagini si pensa ad un lucido e preciso atto di conoscenza, di consapevole persuasione ed, insieme, si pensa ad un incontro intuitivo, ad una felice casualità che sembra escludere la premeditazione. Non c’è contraddizione perché “ la visione (il vedere) è, infatti, molto più di un senso, è un’intelligenza “ e, come tale, implica specifici atti selettivi.

Per lui, fotografo della sensibilità urbana, quello che conta è fissare frammenti di vita, senza nessun intento di saccheggiare la realtà, tutt’al più di consacrarla, complici il prestigio della sua arte e quel tanto di magia e di forza che affiora da attimi fermati. Il normale fluire del tempo li avrebbe sostituiti e consumati immediatamente.

Se ne va per la città come uno strano turista metafisico ad arricchire la sua collezione di immagini. Per fortuna la macchina fotografica è leggera e poco appariscente, è adatta a soddisfare il suo bisogno di andare incontro all’imprevisto, seguire un fortunato intuito, alla ricerca della sorpresa, ma anche dell’ambiguità sconcertante. Agire in velocità, fermare ciò che passa come un lampo. Il sorriso che affiora è il suo filo conduttore, è la sua traccia. Far nascere un sorriso, provocarlo, è un’impresa molto difficile, rara nel dosaggio, pericolosa per la retorica, diversa nelle sue valenze, ha a che fare con la nostalgia, la tenerezza, l’ironia, la malinconia, il contrasto……Ma il suo modo di comunicare è in equilibrio stabile. Si è proiettato in quello che ha visto, si è identificato per conoscerlo meglio e per “sentirlo”. Ha dimostrato, infine, come possono essere godibili e “guardabili” le situazioni quando sono fotografate. Si tratta di un vero e proprio riciclaggio della realtà, una speciale diluizione omeopatica in cui si memorizza, costante, il senso del buono e del bello: ogni situazione, sotto forma di immagine, è ordinata, leggera, essenziale. La dominante delle sue opere è quella che si può chiamare “qualità della presenza” perché ogni scena è fissata per quanto di più significante possiede. In ogni scena, inoltre, ci sono segni del mondo contemplato con occhi nuovi che per mimesi indotta, sono capaci di risvegliare in chi guarda desiderio di riflessione, di attesa, di sospensione del tempo. Una forma speciale di surrealtà.

Sarebbe importante spiegare come queste fotografie che recano l’impronta di una personale ricerca estetica, diventino, ulteriormente, motivo di riflessione antropologica. Chi guarda, complice la bellezza formale e l’adesione all’evento rappresentato, dimentica di trovarsi di fronte ad un’immagine effimera rubata dagli occhi, è obbligato a pensare.

Si visualizzano forme diversamente segnate: allegria,solitudine, ironia, sociologie distratte, contrasti, tenerezze metropolitane….

Fotografie d’affezione che permettono di entrare nel mondo dei sentimenti e dei sensi, cogliere affinità, svegliare il bisogno di partecipare. Ripensano lo spazio della quotidianità, punteggiano la città di occasioni di sorpresa.

Cesare Salvadeo opera con equilibrio magistrale tra molte forme linguistiche, le più importanti sono la poesia, l’ironia e la logica. L’armonia che connota le sue immagini è dedotta dalla fusione di sensibilità e metodo scientifico. La scelta formale è il risultato di un’approfondita conoscenza dei codici figurativi e delle leggi della percezione visiva.

Aderisce all’evento in modo essenziale, stabilendo un’interrelazione tra i vari elementi in scena , di cui coglie i tratti comuni, significanti.

La peculiarità più evidente del suo comportamento stilistico è la trasparenza.

Altre modalità formali, consuete, si ritrovano negli equilibri architettonici, in un raffinato geometrismo, nella relazione scenografica tra gli oggetti e la loro ombra che, qualche volta, diviene la vera protagonista dell’opera.

La“scienza” della macchina fotografica si stempera in un atteggiamento intellettuale dove convivono cultura, allusività, fantasia, una curiosità creativa che riesce a far riflettere sull’apparente banalità delle situazioni fortuite.

Materiale prezioso per l’immaginazione. Eppure sembravano momenti di casualità!

 Giovanna Riu

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