A Spasso con Antonio Manta per I Sentieri dell’Anima – a cura di Alessandro Cocca

Zuika di Antonio Manta

Zuika o Palinka è il nome di un particolare distillato di prugne che viene prodotto in Maramures , una regione della Romania. Il reportage realizzato da Antonio Manta prende vita da numerose visite in Maramuses e da un contatto stretto con gli abitanti di Stramtura, un piccolo villaggio situato in una delle zone più depresse di questa regione. Con sensibilità da etnografo ancor più che da fotoreporter, Antonio Manta riesce a trasformare la macchina fotografica in strumento di analisi sociale, permettendo all’osservatore di raggiungere e leggere un profondo livello di intimità della vita di questo piccolo paese che sarebbe altrimenti davvero difficile riuscire ad afferrare. Il titolo, scelto non a caso all’autore, sta proprio a sottolineare il grande valore che la Zuika ricopre a livello profondo dello scorrere della vita di questa zona, la sua presenza è costante ed il suo consumo accessibile a tutti. Unica risorsa della zona, rappresenta infatti uno dei valori simbolici che accompagnano o rendono più facili da sostenere le gioie e i drammi della popolazione. La sequenza delle immagini, per questo, non può che raccontare una storia circolare che va dalla produzione casalinga della Zuika al brindisi rituale che dopo un Antonio Mantafunerale ristabilisce la normalità sociale. Circolare come il tempo tradizionale, circolare come la vita e la morte, la Palinka non è soltanto relativa alla vita e al tempo di festa ma è anche portatrice di morte a causa del violento stato d’alcolismo in cui cadono sia uomini che donne di tutte le età. Arma a doppio taglio in quanto rappresenta da un lato, oltre al suo valore tradizionale, l’unico prodotto capace di ergersi a veicolo per un contatto con l’esterno/estraneo e dall’altro è contemporaneamente causa di gran parte dei casi di cirrosi, malattia atroce che stronca vite giovani e che fa immergere in una mancanza di relazione ed una solitudine tremenda gli uomini e le donne del paese. Antonio Manta in questo lavoro riesce a cogliere e a farAntonio Manta riconoscere quelle gestualità quotidiane, quei costumi e modi di fare che poi fanno parte delle abitudini e vanno a costituire l’identità di un luogo. La scelta del bianco nero sostiene molto bene la volontà dell’autore di raccontare una storia particolare e specifica che riesca a far concentrare l’osservatore su ciò che vede portandolo però a farsi nuove domande ancor prima di darsi delle risposte.

Samuele Mancini

Ci sono fotografie che non hanno bisogno di commenti, sensazioni, parole. Non serve descrivere il silenzio, la tragedia, la piaga quando bastano le immagini a far passare tutto ciò. Ho scelto comunque questo reportage sincero, crudo e triste, vuoi per l’originalità del luogo e delle tradizioni descritte, vuoi per il bianco e nero fumoso e grosso. Vuoi soprattutto per l’incredibile vuoto che lasciano dentro.

Un mondo lontano e sconosciuto dove la notte finisce nello stesso modo con il quale finisce il giorno. Lento, vizioso in un circolo di depressione e morte. Volti sfondati scavati martoriati gonfi e pieni di lacrime. O talmente esausti da non aver nemmeno più la forza di esprimersi. Urla al nulla, chiusi in una prigione personale che taglia le gambe ad ogni speranza. Non si va oltre.

Nei loro volti e nelle mani tremanti si scorgono nebbia, latrati animali e voglia di morire.

Così tanta è la voglia di lasciare il proprio inferno che la morte stessa per chi la subisce risulta essere una liberazione, bellissima e leggera, un passo che aspettavano da tempo, un desiderio profondo. Pace. Sui volti dei defunti si legge benessere. Statue, mausolei al nulla di una vita, un’anima in fuga dalla carne e finalmente in pace.

Ho parlato troppo, vi lascio a questo viaggio dentro gli uomini, le donne e le terre dimenticate di Zuika.

Alessandro Cocca