I Reportage di B&W Soul Vision: Vincenzo Tessarin

Vincenzo Tessarin 01

I Figli Prediletti di Madre Teresa

Il 7 ottobre 1950, con decreto della Santa Sede, nasce ufficialmente la Congregazione delle Missionarie della Carità e suor Teresa diventa “Madre Teresa”.
Ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza la nuova comunità ne fa un quarto di «dedito e gratuito servizio ai più poveri tra i poveri».
Il Comune di Calcutta le affida il Dormashalah (casa del pellegrino): due ampie sale vicino al tempio di Kalighat dedicato alla dea Kali.


Madre Teresa inaugura nel 1954, la Casa per il moribondo abbandonato, Nirmal Hriday; parte con il suo famoso carrettino, per le vie della città, per raccogliere i moribondi di ogni età. Oltre alla vita che si spegne la Santa rivolge lo sguardo anche alla vita che nasce aprendo un’altra struttura: la Casa dei Bambini, Shishu bhavan, dove accogliere bambini abbandonati, trovati a volte fra la spazzatura.
BN_0041Molti progetti della Beata Madre si realizzano, ma lei pensa sempre a quello forse più ambizioso: togliere i lebbrosi dagli slum. Ogni mattino li va a trovare per curarli nelle loro misere baracche, ma spera di costruire un giorno una città tutta per loro.
La costruirà sul terreno di Asansol, dono del governo, nella quale ci abiteranno 400 famiglie di lebbrosi!
Chiamerà questo luogo Shanti Nagar «Città della Pace».

BN_0064Nel 1979 Stoccolma le conferirà il premio Nobel per la pace, un grande riconoscimento per l’opera della sua vita
Anche negli ultimi anni della sua vita, nonostante i seri problemi di salute che l’affliggevano, Madre Teresa è stata alla guida della sua Congregazione, rispondendo alle necessità dei suoi “Figli Prediletti”.
Il 5 settembre 1997 termina la vita terrena di Madre Teresa. Il Governo indiano le diede l’onore dei funerali di Stato e il suo corpo fu sepolto all’interno della Casa Madre delle Missionarie della Carità a Calcutta, dove tuttora riposa.
Il 19 Ottobre 2003 Papa Giovanni Paolo II la proclamata Beata Teresa di Calcutta

Entrare nella Casa del Moribondo a Calcutta è un’esperienza straordinaria. Nonostante la sofferenza che si trova in questo luogo, trovi anche gioia, sorrisi e gente che ha negli occhi un profondo senso di pace.
Le volontarie prestano la loro opera per cercare di alleviare un po’ le pene degli ospiti che sono distesi sulle brandine nei due locali del centro, un reparto femminile ed uno maschile.
Un’esperienza toccante che ho cercato di trasmettere attraverso queste immagini.

Vincenzo Tessarin

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Vincenzo Tessarin

 Inizia ad apprendere l’arte fotografica a 18 anni, nelle bottega del fotografo del paese dove abita, in provincia di Ferrara. Qui lavora come apprendista, imparando a stampare il bianco e nero in camera oscura, ritoccare le foto, fare ritratti e cerimonie.
Nel 1993 apre il suo primo studio fotografico in provincia di Ferrara, nel quale allestisce una piccola sala pose per ritratti, e propone i suoi servizi fotografici per cerimonie.

Agli inizi del 1996 si trasferisce, con la moglie, nella Repubblica Popolare Cinese, dove risiederà per i successivi quattro anni. In questo periodo ha la possibilità di viaggiare per tutto il territorio cinese e realizzare il tipo di fotografia che più l’affascina: la gente dei villaggi, la vita delle grandi metropoli cinesi, gli immensi altopiani himalaiani del Tibet, ed indagare la cultura e le tradizioni di quel popolo attraverso la sua foto camera.
Inizia la collaborazione con l’agenzia fotografica Focus Team di Milano, tramite la quale vedrà pubblicati sue immagini e reportage su diverse riviste di viaggio,turismo e cultura, come Gente Viaggi, Madame Class, In Viaggio.
In quegli anni ha la possibilità di viaggiare per l’intero estremo oriente visitando la maggior parte dei paesi orientali, documentando la vita sociale di quelle popolazioni.
Nei primi mesi del 2000 rientra in Italia, ed allestisce uno show room fotografico a Ferrara, con una piccola galleria dove espone le sue opere
e riprende la sua attività di ritrattista e cerimonialista, che continua a svolgere tuttora.
Continuano anche i suoi viaggi fotografici tornando diverse volte in India ed in altri paesi Asiatici, e visitando diversi paesi Africani.
Negli anni ha conseguito diversi premi tra i quali il Primo Premio Assoluto nel 2006 al concorso internazionale “Giuliano Carrara”.
Nel 2011 e 2012 è tra i dieci finalisti nelle categorie reportage e landscape nel concorso FEP European Professional Photographer of the Year Awards, ottenendo la Silver Camera nel 2012 nella categoria Landscape.

A Vincenzo Tessarin, un grazie di cuore, dallo staff di B&W Soul Vision

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11 pensieri su “I Reportage di B&W Soul Vision: Vincenzo Tessarin

  1. La Recensione di Paola Palmaroli

    In queste immagini c’è tutta un’umanità dolente e sofferente cui i volontari danno voce e luce ricevendone in cambio quella serenità e quello sguardo che difficilmente ti lasciano insensibile.
    Anche con il passare del tempo e degli eventi della vita cui si va incontro quegli occhi restano dentro di noi come tracce invisibili che si ripercorrono continuando a vivere. In quegli occhi, nei corpi emaciati, nei gesti affaticati e lenti, in quei letti e sotto quei teli che paiono proteggerli come una seconda pelle, si trovano uomini e donne cui il fotografo ha donato la sua umanità sotto forma di testimonianza e di pietas.
    La pietas che dalle immagini giunge fino a noi e ci stringe la gola e morde la carne.

    Le nostre esperienze sono fatte di odori, sono rintracciabili non solo negli sguardi ma attraverso l’uso di tutti i sensi di cui disponiamo. Nei suoni delle voci e dei respiri, nella dolcezza di chi non si fa intimorire dalla vita e dalla morte, dalla malattia e dalla fame si trovano il cuore e l’anima del mondo.
    Si torna a casa, alla propria quotidianità, cambiati fin nelle profondità del nostro essere dopo aver incontrato se stessi in quelle vite al tramonto. Non è come veder qualcuno già morto in un letto d’ospedale, o per strada in seguito ad un incidente, o in casa per una malattia: vedere, guardare, sentire la morte negli occhi e nei corpi di chi è ancora in vita è come nascere e morire ripetutamente nello stesso istante.

    Il fotografo di cui ammiriamo gli scatti in questo reportage ha mostrato il lato più fragile e disarmante del nostro vissuto mortale, ha reso udibile l’empatia che contraddistingue l’animo umano di fronte a questa esperienza.
    Chi riceve le cure e l’assistenza necessaria e chi la dona finiscono per fondersi in momenti che paiono sospesi nel tempo e nello spazio, ci si scambia umori e sensazioni, sorrisi, abbracci, parole sussurrate, gesti delicati e preziosi.

    Chi cammina e vive tra queste vite al loro tramonto scopre albe mai viste prima d’allora.
    A volte non c’è bisogno nemmeno di parlare, ci si ascolta a vicenda senza emettere suoni, scorre un fiume invisibile in quegli incontri fatti di sguardi e di una curiosità pudica, lieve, che stupisce ed avvince.
    Il modo in cui ha ritratto sia i luoghi che le persone fa comprendere il suo rispetto e l’infinita ricchezza umana che caratterizza la sua arte.

    Queste immagini mostrano lo stile e l’essenza di un uomo che il cuore del mondo lo fa parlare attraverso il linguaggio fotografico. Si è comuni mortali quando si supera il senso stesso della mortalità sublimandola in uno sguardo ed allora la comunanza di idee ed emozioni diventa pura energia.
    Il potere deflagrante dell’umanità fuoriesce dalle fotografie per raggiungerci dove le stiamo ammirando. Quando si nasce e quando si muore non si vuole mai essere soli e grazie Vincenzo Tessarin ciò diventa chiaro e visibile, tangibile.L’autore di questo reportage ha colto il vero significato di un dono di sé che incanta e commuove e che i gesti quotidiani non fanno rimanere in superficie.

    Dall’infinitesimale al macroscopico l’umanità che qui troviamo descritto ora vive anche in noi e l’atmosfera che ha delicatamente tradotto in immagine ha la stessa magia e valore di un giorno che sorge e di uno che muore. Grazie all’umanità dei volontari e di tutti quegli esseri umani che mostrano il lato più fragile e prezioso della loro natura il tempo è vinto, le luci e le ombre si fondono, la vita e la morte danno tregua e permettono di elaborarle per quello che mostrano, nulla di più e nulla di meno di quello che sono: “Un’infinita corrente di amore che cambia solo direzione ma mai significato e sorgente”.

  2. Conoscevo già i lavori di questo bravissimo fotografo,lasciano senza fiato e sono un susseguirsi di emozioni,questo reportage non è da meno a quelli che ho già visto.Sempre di alto livello

  3. Grazie Paola, ancora una volta una recensione ricca ed emozionante !!!! Ho scattato queste foto ormai parecchi anni fa, era il 2005, fu il mio primo lavoro in digitale, un ritorno in India dopo tanto tempo, e mi sentivo un po in difficoltà nell’usare queste nuove macchine, avevo paura di sbagliare !!! Ma quando sono entrato nell’Ospizio del Moribondo di Madre Teresa, la scena che mi si è posta davanti è stata così forte, così densa di emozioni, che mi sono scordato immediatamente i miei timori tecnici, la mia paura di sbagliare ad usare quei nuovi strumenti, ed ho lasciato che le emozioni scorressero attraverso l’obiettivo !!!! Spesso ho usato la macchina fotografica, per nascondere il mio viso, come un paravento dietro al quale osservare senza essere osservato, ma soprattutto nascondere le lacrime che mi riempivano gli occhi per tanta emozione e compassione ! Ed ancora è viva quella emozione, ancora sento, riguardando queste immagini, la sensazione che mi attraversava mentre mi muovevo con discrezione e rispetto in quel luogo di dolore, ancora sento i lamenti, i sussurri, e … un grande silenzio !!!

    • Tutto quello che racconti si vede, si sente, si legge ed è un privilegio incomparabile condividere la tua esperienza attraverso questi scatti, scene di vita che alla morte concedono poco o nulla grazie al tuo sguardo rispettoso e dolente. Grazie ancora Vincenzo, non immagini neppure quanto il tuo reportage mi abbia toccato nel profondo, ti sono riconoscente per quello che mi hai fatto ricordare e sentire. Le tue qualità tecniche fanno a gara con quelle umane e spesso guardare le tue immagini va di pari passo con l’apertura di un libro di racconti da cui non vorresti più riemergere, che non ha una fine, una lettura attenta e precisa, emozionante e vera, di ciò che siamo, tu per primo e gli altri mai ultimi! Un caro saluto a te!

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